Mercoledì 28 luglio 2021 ore 10.30

Mancano 5 anni all’apertura delle Olimpiadi invernali del 2026, ma già da tempo l’argomento accentra giornalmente l’attenzione su tutti i media. Gran parte della popolazione, scottata dall’esperienza dei VII Giochi Olimpici invernali del 1956, è scettica se non totalmente contraria all’evento e teme i risvolti negativi piuttosto che sperare in ritorni positivi. Come ben si sa sono eventi decisi, manovrati e gestiti sopra le teste della popolazione a cui i rappresentati comunali stessi devono sottostare. La precedente Olimpiade del 1956 organizzata a Cortina d’Ampezzo insegna. Purtroppo pochi si rendono conto, o preferiscono chiudere gli occhi per tornaconti personali, che il nostro territorio è ormai saturo in tutti i sensi e mal sopporta grandi eventi, per non parlare poi del grave impatto ambientale che ci viene propinato come sostenibile. Non ultimo che questa volta verranno tenuti nel nostro paese solo pochissime competizioni di sport minori mentre il nome di Cortina verrà sfruttato da altri. Si pensi che è in progetto la costruzione di una nuova pista di bob, destinata al fallimento come quella precedente e come l’ultima di Cesana.
Un’ultima nota a margine. Dal rapporto ufficiale dell’evento commissionato dal CONI alla conclusione dell’olimpiade del 1956 si fa cenno alla gestione futura delle opere. “Sulla gestione futura degli impianti di Cortina possiamo confidare con tranquillità in un esito non oneroso. Per il trampolino basterebbero gli introiti giornalieri dei visitatori che salgono in ascensore per godersi la vista, per pagare la custodia di esso. Quando si pensi che la sola gara di trampolino nel giorno di chiusura ha reso 21 milioni, è evidente che con poche gare annuali si potranno ottenere mezzi più che sufficienti per la manutenzione di tale bellissima opera. Per lo Stadio del Ghiaccio si prevede una spesa da otto a dieci milioni all’anno. Nel periodo che precedette l’Olimpiade si sono fatti degli incassi giornalieri da 100 a 120 mila lire per il pattinaggio; qualche gara di hockey e di pattinaggio artistico dovrebbe permettere di bilanciare annualmente la spesa di manutenzione”. (Rapporto del Conte Paolo Thaon di Revel Presidente del Comitato organizzatore). Alla luce di ciò sembra che abbiamo tutti perso la memoria e anche la vista.
Proprio per raccontare le vicende e le ripercussioni del 1956, alla luce della situazione attuale e di quella in previsione per il 2026, il prof. Paolo Giacomel e l’Union de i Ladis d’Anpezo saranno lieti di incontrare tutti gli interessati al primo Mercoledì della Cultura Ladina 2021 che si terrà il 28 luglio con ritrovo alle ore 10:30 davanti allo Stadio del Ghiaccio.