il 22 luglio alle ore 10.30 presso il Museo Etnografico in Loc. Pontechiesa parleremo della storia dell’Istituto Codivilla-Putti con il Dott. Ferdinando Da Rin.
Nel lontano 1879 il Prof. Francesco Rizzoli, chirurgo bolognese, acquistò un ex convento sul colle di San Michele in Bosco per realizzarvi un “Ospedale a beneficio dell’umanità sofferenza, a incremento della scienza e a decoro della nazione”. Infatti nuove correnti ideologico/scientifiche avevano scoperto che le persone che si nutrivano con cibi sani, che stavano all’aria aperta e che lavoravano in ambienti salubri soffrivano meno della tubercolosi, la piaga di quei tempi. Dopo un primo periodo sotto la direzione dell’ortopedico Pietro Panzieri, impegnato nella direzione dell’Istituto dei Rachitici di Milano,
venne scelto a direttore dell’ospedale Alessandro Codivilla. Nonostante poche risorse
economiche riuscì a portare l’ospedale ai livelli dei migliori centri europei. Ovunque nascevano sanatori, dalle Alpi alle riviere adriatiche e tirrene, ma nessuna struttura era stata pensata per la tubercolosi osteo- articolare, poiché considerata “relativamente benigna”.
Il Dott. Codivilla trasformò alcune colonie estive marine in centri di cura permanenti ed alla sua morte, il suo allievo prediletto Vittorio Putti gli subentrò come direttore, riprendendo il lavoro che era stato bloccato dalla guerra in Libia.
Successivamente si pensò di raccogliere fondi per creare un vero e proprio sanatorio, ma l’inizio della prima guerra mondiale spostò l’attenzione dei medici sulla necessità di provvedere alla cura dei tanti feriti.
Negli stessi anni a Cortina d’Ampezzo il Dott Majoni, grazie alle possibilità economiche delle aristocratiche Signore Potts/Howarl Bury, ottenne la costruzione a La Verra di un edificio che sarà adibito a ospedale gratuito per la popolazione residente: non sarà definito sanatorio per non rovinare l’immagine di Ampezzo. Fu utilizzato dal 1908 al 1910, poi divenne Albergo Des Alpes. Gravemente danneggiato durante la guerra, fu rimesso in vendita poiché i proprietari non riuscivano a far fronte alle spese di ristrutturazione.
E qui le due storie si incrociano: l’Istituto Rizzoli si fece avanti per l’acquisto a buon prezzo della struttura, con l’intenzione di utilizzarlo per la cura della tubercolosi ossea. Fu scelta Cortina d’Ampezzo per la sua posizione e per il clima ottimo per i pazienti. Nel gennaio 1921 fu firmato l’atto di compravendita e dal 1923 si iniziò ad ospitare i primi malati, nonostante mancassero ancora le terrazze e altro. L’Istituto venne chiamato “Istituto Elioterapico Codivilla”, poteva ospitare cento pazienti. Questi restavano a Cortina circa quattro mesi, sotto le cure del primario Sandro Vacchelli e di una assistente. Fu istituita una fermata ferroviaria apposita nel dopo guerra, vennero approfonditi gli studi di climatologia e i benefici del sole sui malati di tubercolosi, vennero scritti i primi testi sulla traumatologia degli sport invernali.