E’ uscita in questi giorni ed è reperibile nelle librerie di Cortina d’Ampezzo, la ristampa del prezioso volume “da un filo d’argento – l’arte della filigrana in Ampezzo, Storia di una tradizione”. Si tratta di minuzioso lavoro di Morena Arnoldo con splendide fotografie di Diego Gaspari Bandion. L’edizione del 2003 da anni esaurita è stata corretta in alcune piccole mancanze e si presenta molto interessante come sempre. Ma come nasce in Ampezzo questa preziosa attività artigianale? Come già noto, nell’impero austro-ungarico e quindi anche in Ampezzo, la scuola popolare era obbligatoria fin dal 1805 per tutti i ragazzi dai 6 ai 12 anni, Dal 1846 entrò in funzione anche l’ Imperial Regia Scuola Industriale che ha formato per decenni i migliori artigiani del paese in tutti i settori. Nel 1874 viene istituita all’interno della Scuola industriale la sezione della filigrana. La definizione “filigrana” deriva dal latino “filum granum”, vale a dire filo granulato. Si tratta di un ramo dell’oreficeria d’alto artigianato, ottenuta mediante la lavorazione dell’oro e dell’argento ridotti prima in sottilissimi fili e successivamente accostati fra loro, ritorti e intrecciati in modo da formare svariati motivi decoratici, che possono essere applicati su di una superficie in lamina o soltanto sorretti da fili in metallo più spessi, chiamati “scafatura”. Con questa tecnica sono stati prodotti per molti anni preziosi oggetti e gioielli molto ricercati dai turisti stranieri che ma anche dalle donne di Ampezzo, che come da tradizione li usavano per ornare il costume ampezzano. Ancora oggi il costume viene portato rispettando le regole di allora, ornando il “coiu” cioé l’acconciatura con i “tremui”, allacciando “il palegren” (grembiule) con le “zoletes” o chiudendo il fazzoletto o il tul con il “pontapeto” (spilla). Gli artigiani di allora usavano raccogliere i fiori dei campi, li studiavano e osservavano attentamente, li smembravano per copiarli e riprodurli poi, con ore e ore di lavoro, in filigrana per i “tremui” o i “pontapete”. Beate quelle donne ampezzane che hanno ereditato dalle proprie nonne questi preziosi gioielli e possono ancor oggi esibirli. Ora è rimasto un solo artigiano in paese che lavora ancora la filigrana con il metodo tradizionale. La maggior parte dei gioielli in filigrana ora in commercio vengono prodotti altrove ma nulla hanno da competere per finezza e leggerezza con la produzione di allora.
Alcuni di questo preziosi gioielli si possono ammirare presso il Museo Etnografico delle Regole d’Ampezzo.

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